Dizionario italo-polacco della terminologia politica e sociale. Włosko-polski słownik terminologii politycznej i społecznej - Joanna Sondel-Cedarmas

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Introduzione

I. Alcune caratteristiche del linguaggio politico italiano

Nel dizionario il lettore potra trovare diversi vocaboli che, a prima vista, non sembrano appartenere al linguaggio propriamente politico, termini che ne fanno parte solo in alcuni contesti ed infine quelli che appartengono ad altri lessici speciali. Questa ? una caratteristica del linguaggio politico1. Secondo alcuni linguisti il linguaggio politico ? praticamente (tranne alcuni casi) sprovvisto di un lessico esclusivamente proprio. Quasi tutte le parole della politica sono parole comuni, termini che assumono il loro peculiare significato soltanto se contestualizzato, diventando vere e proprie espressioni politiche. Di conseguenza nel linguaggio politico praticamente tutte le parole possono diventare termini politici, se usate in quell'ambito2. Esso risulta, inoltre, dalla confluenza di diversi elementi eterogenei e dall'apporto di altri linguaggi speciali3. Un'altra caratteristica del linguaggio politico italiano consiste nel fatto che esso ? molto stratificato, composto di apporti diversi, che variano da partito a partito, ciascuno con la sua storia, i suoi maestri e la sua tradizione linguistica4. Spesso non ? semplice datare né stabilire la paternita di molte parole politiche5. Oltre ai vocaboli che sono usciti dall'uso comune e conservano una valenza puramente storica oppure hanno cambiato significato (come per esempio la parola costituzione che originariamente si riferiva alla monarchia costituzionale e solo in secondo luogo assunse il significato di carta costituzionale), ci sono parecchi neologismi, termini entrati nel vocabolario politico negli ultimi anni. Come ha osservato giustamente Ignazio Baldelli, la tipologia del neologismo politico ? quanto mai varia e va dai prestiti e calchi da lingue straniere alla neoformazione attraverso suffissi e prefissi o attraverso le pi? diverse fusioni e confusioni, dal nuovo significato attribuito a parole anche di largo uso al cambiamento di nomi di luogo, di paese, di persone, ad avvicinamenti ed assetti sintattici peculiari6. Il linguaggio politico sfrutta in modo rilevante certi prefissi affermatisi nell'italiano contemporaneo come anti-, super-, sotto-, contro-, re-, extra-, pre-, non-, neo-, auto-, ultra-, cripto-, pseudo-, super-, sopra- mentre per quanto riguarda i suffissi, la maggior parte delle neoformazioni utilizzano invece: -ista, -ismo, -izzare, -izzazione. Infine una delle basi pi? sfruttate per coniare nuovi sostantivi viene rappresentata dai nomi delle personalita politiche: fanfaniano, moroteo, fino al renziano e grillino7. Allo stesso modo nella neologia politica ? abbastanza peculiare la presenza della lingua della potenza egemone. Cos? ad esempio a cavallo del '700 e dell'800 nella formazione dei nuovi termini politici italiani notiamo parecchi prestiti e calchi dal francese. Nel corso del XIX secolo possiamo osservare invece un apporto sempre pi? consistente dall'inglese e dopo la seconda guerra mondiale assistiamo a sempre pi? marcata diffusione dell'anglo-americano8.

II. Breve storia del linguaggio politico italiano

La terminologia politica italiana comincia a svilupparsi nell'arco del Cinquecento quando nei vari Stati della Penisola Appenninica l'organizzazione degli uffici assume aspetti moderni e nella trattatistica politica compaiono nuovi vocaboli, come per esempio la democrazia che viene contrapposto a quelli di monarchia e aristocrazia, o la locuzione ragion di Stato, ricalcata su quella classica ratio reipublicae. Parecchi altri termini mutano di significato, per esempio il termine Stato, riferito alla politica, il quale aveva ancora nel Trecento il significato di "regime", dalla fine del Quattrocento in poi si riferisce sempre pi? al "territorio", su cui si esercita una signoria9.

Il vero e proprio vocabolario politico moderno si forma invece in Italia alla fine del Settecento in seguito al processo di socializzazione e di democratizzazione messo in moto dalla Rivoluzione francese e dalle vicende politiche democratico-repubblicane del triennio 1796-1799. La maggior parte dei vocaboli politici formatisi in questo periodo ? dunque legata alle vicende che accompagnano la nascita e il consolidarsi del sistema parlamentare, nonché all'affermarsi di ideologie e di dottrine politiche nel corso dell'Ottocento10. Fra Settecento e Ottocento, in seguito all'occupazione francese della Penisola la terminologia politica italiana si alimenta principalmente dal francese, anche attraverso l'assunzione di strutture politico-amministrative d'Oltralpe come élite, debâcle, prefetto, sciovinismo, sabotaggio, etc.11 Numerosi vocaboli vengono introdotti nell'uso anche dal Codice di Napoleone (come immobiliare, licitazione, regime della comunione dei beni). Lo stesso vale per parecchie istituzioni giudiziarie, amministrative, burocratiche e militari (come Corte di Cassazione, funzionario, regia, sottoufficiale). Analogamente lo stesso nome di Tricolore che originariamente indicava soltanto il tricolore francese (azzurro-bianco-rosso) designa presto il nuovo vessillo italiano (verde-bianco-rosso), prima bandiera della Cispadana e poi della Cisalpina, per essere successivamente usato nel 1848 dai patrioti italiani durante le Cinque giornate di Milano, e solo nel 1861 viene da tutti riconosciuto come simbolo del Regno d'Italia. Sullo sviluppo del linguaggio politico nel corso dell'Ottocento influisce anche il giornalismo. Come scrisse il letterato giacobino Matteo Galdi al politico e intellettuale milanese Melchiorre Gioia: "grazie alle gazzette, ai giornali, s'incominci? a parlare di politica ed a discutere delle verita pericolose per i tiranni"12. Oltre alla locuzione parlare di politica appaiono i termini nuovi come opinione pubblica, circolo costituzionale, club, quotidiano, propaganda, pubblica istruzione e diritto e liberta, democratico, etc. Nell'800, conformemente all'affermarsi del sistema parlamentare, entrano invece in italiano i termini politici e politico-economici dall'inglese come trust, stock, budget, Onorevole, sessione, Legislatura, costituzionale, conservatore, liberale, radicale, assenteismo. Molto spesso dopo l'assunzione politica, le parole danno origine a neoformazioni. Cos? per esempio il vocabolo liberale ha una lunga incubazione, passando dal significato latino di generoso, di animo aperto alla parola con un preciso significato politico13. A cavallo tra il '700 e l'800 nascono anche i primi dizionari di terminologia politica. Nel 1799 viene pubblicato a Venezia presso Francesco Andreola un Nuovo vocabolario filosofico-democratico indispensabile per ognuno che brama intendere la nuova lingua rivoluzionaria, attribuito al gesuita Lorenzo Ignazio Thjulen14. In seguito vede la luce il Dizionario politico nuovamente compilato ad uso della giovent? italiana (Pomba, Torino 1849). Nel 1851 a Torino presso la tipografia di Luigi Arnaldi esce invece il Dizionario politico popolare e poco dopo viene pubblicato un breve Vocabolario socialista.

In seguito ai moti del 1848, successivamente nel 1859 e nel 1860 avvengono mutamenti nella terminologia ufficiale dei vari Stati italiani. Le vicende turbinose, a cui and? soggetta la vita politica in questi decenni spiegano il moltiplicarsi di vocaboli riferiti alla politica. Lo stesso nome di Risorgimento che aveva designato gia nel '700 in Piemonte e in Lombardia una pi? o meno vaga aspirazione a un miglioramento delle sorti d'Italia, assume un senso decisamente politico nell'arco degli anni 1847-184815. A partire dal 1848 si pu? parlare in Italia di partiti veri e propri nel senso moderno, mentre nomi di tendenze e raggruppamenti appaiono gia in precedenza. Alcuni di questi nomi sono esclusivamente italiani come sanfedista, albertista, muratista, ma in maggior parte essi si ricollegano a nomi analoghi francesi oppure inglesi: destra e sinistra, liberale, assolutista, legittimista, conservatore, moderato, radicale, costituzionale, progressista, oscurantista, comunista, socialista, etc.

In seguito all'avvento del fascismo molti termini della politica, poi diventati d'uso corrente, come colpo di spugna, carrierismo, pressapochismo, ma anche stato totale vengono messi in circolazione da Benito Mussolini. Durante il ventennio fascista appaiono voci e espressioni che caratterizzano la realta politica dell'epoca quali fascismo, littorio, squadrismo, giovinezza, balilla, leggi fascistissime, fasci, Marcia su Roma, stirpe romana, duce, Minculpop (Ministero per la Stampa e la Propaganda), ma anche la parola totalitarismo, utilizzata per la prima volta in Italia nell'ambito dell'opposizione antifascista16. Dopo la caduta del fascismo compaiono dei termini nuovi quali per esempio purga nel senso di epurazione violenta, guerra fredda per disegnare la tensione tra i due blocchi, il disgelo, cio? l'avvio alla distensione dopo il periodo stalinista nonché sottogoverno, partitocrazia, disimpegno, franco tiratore che entrano in uso negli anni 50. Agli anni 60 si riferiscono invece i termini quali paesi non allineati, policentrismo, locuzione strategia dell'attenzione, moratoria, gruppuscolari, contestazione, etc. Allo stesso modo c'? un gruppo di termini che caratterizzano la vita politica degli anni 70: murales, sit-in, extraparlamentare, destabilizzazione, partito armato, lotta armata, esproprio proletario, gambizzare, ghettizzare, strategia della tensione, opposti estremismi, ma anche l'eurocomunismo e l'Ostpolitik, parola tedesca che comincia ad essere usata anche in Italia nel senso di politica di avvicinamento ai paesi dell'Est, qualita della vita e bagno di folla. Intorno agli anni 80 comincia a circolare una folta serie di parole politiche come pentapartito, lentocrazia, il lib-lib (abbrevazione di Liberal-Labour), il paese reale, i peones, si diffonde criminalizzare, criminalizzazione, anni di piombo (per definire gli anni Settanta, quelli del terrorismo), stragi di Stato, come pure pentitismo, giustificazionismo e perdonismo. Alla fine degli anni 80 e nel corso degli anni 90 si registra una massiccia immissione di termini legati all'Europa politica, come ad esempio eurodeputato, eurocapitale, eurocrate, europarlamentare, mentre nel primo decennio del nuovo secolo nell'uso comune entrano: euroscettico, eurofobo, euroottimista, euroentusiasta, eurorealista. Ci sono inoltre molti termini legati all'integrazione economica come eurovaluta, euromoneta, la locuzione libera circolazione delle merci e all'euro, come eurozona, Eurolandia o area euro17.

All'inizio degli anni 90 con il passaggio dalla I alla II Repubblica si registrano i nuovi termini legati alla crisi politica dell'epoca (Mani Pulite, tangentopoli, Il Parlamento degli inquisiti, leghismo) mentre alcuni termini di lunga tradizione politica (come ad esempio compagno) perdono la propria densita politica18. Come hanno osservato Andrea Bencini e Beatrice Manetti, la disaffezione nei confronti dei partiti tradizionali, cominciata gia negli anni 80, viene testimoniata dalla diffusione di termini come partitocrazia, consociativismo, partitocrazia consociativa, spartitocrazia, etc. Con la crisi della I Repubblica lo stesso termine partito viene sempre pi? spesso identificato con un modo vecchio, e spesso screditato, di far politica19. Di conseguenza i nuovi raggruppamenti politici assumono nuovi nomi, chiamandosi piuttosto alleanze, confederazioni, leghe, poli, patti o case. Nel corso degli anni 90, oltre alla crisi dei maggiori partiti tradizionali si assiste alla personalizzazione della politica (berlusconismo, epiteti come il Senatur, il Cavaliere, il Professore) e al crescente ruolo della televisione nell'orientare l'opinione pubblica (telepolitica, politica - spettacolo, sondaggismo, democrazia dei sondaggi, populismo elettronico, etc.).

Come ha affermato Vittorio Coletti, con l'arrivo del nuovo secolo, si assiste in Italia all'abbassamento del livello stilistico del discorso politico a quello medio-basso della lingua quotidiana. Indizio vistoso di queste novita ? la consuetudine di nominare i leader col nome proprio (Silvio, Beppe, Matteo, etc.), segno equivoco di familiarita e devozione, di vicinanza e sudditanza20. Osserviamo una singolare trasformazione che coinvolge la sfera dello Stato e della cosa pubblica, dove diventano sempre pi? marcatele connotazioni negative (il peso, il costo dello Stato) su quelle positive (servizio pubblico). Uno dei segnali di questo fenomeno ? il moltiplicarsi dei modi per dileggiare la "vecchia" politica organizzata (teatrino della politica, il "dire" contro il "fare") e di esaltazione di quella diretta, realizzata con l'affidamento della guida a un leader indiscusso e padronale. C'? inoltre la tendenza ad alleggerire e rendere gradevole la lingua politica facendo ricorso a termini e immagini dello sport (discesa in campo, fare squadra, Forza Italia, il governo non fara da punching ball), dell'informatica (fare sistema, fare rete) oppure a espressioni giovanili (li asfaltiamo, Silvio ? al game over, partito cool). La lingua della politica continua ad inventare oppure a rinnovare parole, come per esempio ribaltone, inciucio, larghe intese, agibilita politica, esodati, rottamatore, cerchio magico, job act, o adattarle a nuovi usi specialmente metaforici (staccare la spina al governo, mettere dei paletti). La lingua politica si mostra sempre pi? dipendente da altri linguaggi, in primo luogo da quello dell'economia (PIL, spread, deficit) e quello giornalistico (il governo galleggia, Letta-bis, crisi al buio), al quale deve persino la tecnicizzazione di pseudolatinismi ironici come Mattarellum o Porcellum, inventati per nominare i diversi sistemi elettorali.

III. Principi della stesura del Dizionario

Il Dizionario ? il risultato di un lavoro durato pi? di dieci anni, alla cui stesura hanno contribuito i miei studi sul pensiero e sistema politico italiano. Lavorando sui testi politici italiani mi sono accorta che la terminologia politico-sociale ? presente in una misura molto limitata nei tradizionali dizionari italo-polacchi. Alle sue origini vi sono dunque le mie esperienze e le difficolta incontrate durante il lavoro di traduzione dei testi originali. Nel corso della sua realizzazione mi sono resa conto di aver affrontato un compito arduo. Il materiale lessicale preso in esame ? infatti enorme e spesso ho dovuto compiere delle scelte arbitrali se considerare un vocabolo un termine politico o meno. Ci? succedeva soprattutto nel caso di vocaboli che appartengono al linguaggio amministrativo, giuridico o filosofico ed a altri linguaggi speciali che solo in alcuni contesti possono avere anche un significato politico. Allo stesso modo non era sempre facile trovare i corrispondenti polacchi dei neologismi politici italiani21.

Durante il lavoro sul Dizionario ho usato diverse opere lessicografiche italiane e italo-polacche, in primo luogo Il dizionario della lingua italiana a cura di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, Il grande dizionario italo-polacco a cura di Hanna Cieśla, Elżbieta Jamrozik, Radosław Kłos22, dei vari volumi della politica comparata, quelli dedicati al sistema politico e costituzionale dell'Italia e della Polonia, manuali di storia politica e sociale di entrambi i Paesi nonché diversi vocabolari, enciclopedie e glossari di politica sia polacchi che italiani. Molto utili erano inoltre i dizionari di neologismi, grazie ai quali ho potuto arricchire il Dizionario di termini entrati nell'uso comune negli ultimi anni, nonché articoli pubblicati sui giornali polacchi e italiani23.

Mi sento in dovere di ringraziare diverse persone che hanno reso possibile l'uscita di questo Dizionario. In primo luogo vorrei ringraziare il Preside della Facolta di Scienze Politiche e Rapporti Internazionali dell'Universita Jagellonica di Cracovia, il Prof. Zdzisław Mach e il Direttore del Dipartimento di Studi Europei, il Prof. Dariusz Niedźwiedzki per averne finanziato la pubblicazione. Un ringraziamento particolare va alla mia Famiglia per il sostegno e l'affetto dimostratomi in tutti gli anni di lavoro.

1 Come ? gia stato sottolineato nel Dizionario politico nuovamente compilato ad uso della giovent? italiana, "la lingua politica ha pochi termini esclusivamente suoi propri" e ne "attinge assai dalle scienze affini, segnandoli del particolare suo marchio". Cito da E. Leso, Momenti di storia del linguaggio politico, in: L. Serianni, P. Trifone (a cura di), Storia della lingua italiana, v. 2, Einaudi, Torino 1994, p. 705.

2 Parlando del linguaggio politico ci riferiamo "al linguaggio dei politici e di politica di ogni giorno", quello dei dibattiti e delle campagne elettorali. Come hanno affermato Lorella Cedroni e Tommaso Dell'Era, nella maggior parte dei casi il linguaggio politico identifica la realta politica tout court in quanto "ci? di cui il pubblico fa esperienza ? pur sempre il linguaggio sugli eventi politici piuttosto che gli eventi stessi". Cfr. M.V. Dell'Anna, Lingua e nuova retorica politica, in: R. Gualdo, M.V. Dell'Anna, La faconda Repubblica. La lingua della politica in Italia (1992-2004), Manni, Manduria 2004, p. 39 e L. Cedroni, T. Dell'Era (a cura di), Il linguaggio politico, Carocci, Roma 2002, p. 10.

3 Vi possiamo trovare vocaboli dal lessico di origine militare (come per esempio strategia di consenso, intaccare la linea (di un partito), reclutare (iscritti), mobilitazione, retrocedere, essere silurato, capitolare), la terminologia della medicina (stato di salute della maggioranza, emorragia di voti, terapia d'urto), le metafore della navigazione (fare il punto, colpo di timone, mettersi al timone dello Stato, rotta di collisione, etc.) fino al lessico economico (attraverso la politicizzazione delle parole della finanza come gestione, flessione elettorale, congiuntura, azzeramento, trust, etc.). Utilizza perfino il bestiario settoriale (falchi, colombe, gatto selvaggio, tigre di carta, talpa, etc.) oppure le metafore geometriche come: asse, direttrici, triangolare, convergenze, spazio politico, arco costituzionale, punto gravitazionale, etc. Vedi: G.L. Beccaria, Italiano Antico e Nuovo, Garzanti, Milano 1992, pp. 221-222.

4 Vedi: M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, Laterza, Roma-Bari 1973, p. 159.

5 Come esempio possiamo citare l'espressione maggioranza silenziosa che ? la traduzione della silent majority usata verso il 1969 dal presidente Richard Nixon, stanza dei bottoni di Pietro Nenni (1962), la locuzione politica del bastone e della carota diffusa da Winston Churchill nel 1943 o la sua locuzione di cortina di ferro sanzionata ufficialmente in un suo discorso di Fulton del '46. Ibidem.

6 I. Baldelli, Il linguaggio neologico politico, in: M. Medici, D. Proietti, Il linguaggio del giornalismo, Mursia, Milano 1992, p. 9.

7 M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, op. cit., p. 161.

8 Basta citare il termine summit diffuso negli anni 70 tramite il linguaggio giornalistico, accanto al latinismo vertice, nonché escalation, gap, establishment, impeachment, holding e cos? via. Cito da I. Baldelli, Il linguaggio neologico politico, op. cit., pp. 18-20.

9 B. Migliorini, Storia della lingua italiana, Bompiani, Firenze 1998, p. 359.

10 A.L. Messeri, Anglicismi nel linguaggio politico italiano nel Settecento e nell'Ottocento, "Lingua Nostra", 1957, n. 18, pp. 100-108.

11 Il modenese Bartolomeo Benincasa nel "Monitore Cisalpino" del maggio 1798 fornisce un elenco di vocaboli "nuovamente arrivati in Italia, o di nuova significazione, o di un'antica, ma cambiata e travisata" come: aggiornare, allarmista, aristocrazia, arrestare, attivare, avocazione, cittadino, civismo, clisciano, corporazione, correzionale, correzione, costituente, costituito, democrazia, eguaglianza, emigrato, emigrazione, ex (particola preposta), federalismo, federalista, federativo, federazione, filantropia, liberta, liberticida, massa, oligarchia, organizzare, patriota, patriottismo, popolo, provvisorio, rapportare, risolvere, rivoluzionare, rivoluzionario, sanculotto, scioano, teocrazia, teofilantropia, tirannia, vendeista. Cito da B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1973, p. 571.

12 E. Leso, Momenti di storia del linguaggio politico, op. cit., p. 714.

13 M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, op. cit., p. 158.

14 L'opera, pubblicata originariamente in due tomi, venne ristampata da Campolmi di Firenze gia nel 1848. Vedi: B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, op. cit., pp. 157-80.

15 In questo senso il termine fu utilizzato da Cesare Balbo il 15 dicembre 1847. Giuseppe Ferrari adoperava Risorgimento alludendo alla ripresa della civilta italiana, dall'origine dei Comuni al trionfo delle Signorie, mentre Bernardo Spaventa e Francesco Fiorentino se ne servivano nel senso in cui oggi intendiamo questo termine. Vincenzo Gioberti nel Rinnovamento civile d'Italia avrebbe voluto distinguere fra Risorgimento (fino al '49) e Rinnovamento (dopo il '49). Vedi: B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, op. cit., p. 572.

16 Il primo ad utilizzare questo termine fu Giovanni Amendola in un articolo del 1923, in cui defin? il sistema totalitario come quello che avrebbe fatto presagire un dominio assoluto nella vita politica. Vedi: L. Cedroni, T. Dell'Era, Il linguaggio politico, op. cit., p. 133.

17 Negli anni 90 il prefisso "euro-", che nel decennio precedente veniva riferito "ai paesi a democrazia parlamentare dell'Europa occidentale, ossia alle loro istituzioni comuni, sia politiche che economiche, in contrapposizione ai paesi a regime comunista dell'Europa orientale", viene collegato principalmente alle istituzioni comunitarie. Vedi: A. Bencini, B. Manetti, Le parole dell'Italia che cambia, Le Monnier, Firenze 2005, p. 34-35.

18 G.L. Beccaria, Italiano Antico e Nuovo, op. cit., p. 224.

19 A. Bencini, B. Manetti, Le parole dell'Italia che cambia, op. cit., p. 154 e seqq.

20 V. Coletti, Eccessi di parole (Firenze 2012), http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/litaliano-debole-potere-forte [accesso: 06.10.2017].

21 Va rilevato che nel caso di diversi significati di un lemma ho preferito dare in primo luogo un suo significato politico, politico-storico o sociale. Solo in seguito ci sono altri significati p.es. quelli di altri linguaggi settoriali che in certi contesti possono avere anche un significato politico.

22 H. Cieśla, E. Jamrozik, R. Kłos, Grande dizionario italo-polacco, t. 1-4, Wiedza Powszechna, Warszawa 2010 e G. Devoto, G. Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze 1993; Id., Il nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, v. 1-2, Le Monnier, Firenze 1983.

23 O. Lurati, 3000 parole nuove. La neologia negli anni 1980-1990, Zanichelli, Bologna 1990; C. Quarantotto, Dizionario del nuovo italiano. 8000 neologismi della nostra lingua e del nostro parlare quotidiano dal dopoguerra ad oggi, Newton Compton Editori, Roma 1987 nonché G. Devoto, G. Oli, Vocabolario della lingua italiana, con CD-Rom e online, Le Monnier, Firenze 2017.

Wprowadzenie

I. Ogólna charakterystyka włoskiego języka politycznego

W niniejszym Słowniku czytelnik znajdzie hasła, które na pierwszy rzut oka nie wydają się przynależeć do języka politycznego, terminy należące do niego w pewnym kontekście oraz zaliczane do innych języków specjalistycznych. Jest to cechą charakterystyczną języka politycznego1. Zdaniem niektórych językoznawców język polityczny jest praktycznie (poza nielicznymi wyjątkami) pozbawiony własnej bazy leksykalnej. Prawie wszystkie jego terminy są w rzeczywistości zwykłymi słowami i nabierają znaczenia politycznego w określonym kontekście, stając się wyrażeniami politycznymi2. Jest to więc język, który powstaje ze spotkania różnych elementów heterogenicznych i z wpływu innych języków specjalistycznych3. Ponadto cechą charakteryczną włoskiego języka politycznego jest obecność najróżniejszych wpływów, które zmieniają się w zależności od partii politycznej, jej historii, mistrzów i tradycji językowej4. Często trudno jest ustalić moment narodzin i autorstwo wielu terminów politycznych5. Obok słów, które wyszły już z użycia i zachowują znaczenie czysto historyczne lub wręcz zmieniły swoje znaczenie (przykładem tego zjawiska jest choćby słowo costituzione (konstytucja), pierwotnie oznaczające monarchia costituzionale (monarchia konstytucyjna), które dopiero po pewnym czasie nabrało znaczenia carta costituzionale (karta konstytucyjna), funkcjonuje wiele neologizmów. Są to w większości wyrażenia, które weszły do terminologii politycznej w ostatnich latach. Jak słusznie zauważył Ignazio Baldelli, typologia neologizmów politycznych jest różna i obejmuje zarówno zapożyczenia, jak i kalki językowe, a także nowe formacje za pomocą sufiksów i prefiksów czy nowe znaczenia, nadawane istniejącym już słowom i nazwom miejscowości, krajów oraz osób6. Język polityczny wykorzystuje w szczególności prefiksy ze współczesnego języka włoskiego jak anti-, super-, sotto-, contro-, re-, extra-, pre-, non-, neo-, auto-, ultra-, cripto-, pseudo-, super-, sopra-, natomiast jeśli chodzi o sufiksy w tworzeniu nowych słów występują głównie: -ista, -ismo, -izzare, -izzazione. Dodatkowo podstawą do tworzenia nowych haseł stają się często imiona polityków: fanfaniano (od Amintore Fanfaniego), moroteo (od Aldo Moro), czy renziano (od Matteo Renziego) i grillino (od Beppe Grillo)7. Podobnie też częstym zjawiskiem w neologii politycznej są zapożyczenia językowe z języka państwa "hegemona", to znaczy będącego w danym okresie dominującą potęgą polityczną lub gospodarczą. I tak, na przełomie XVIII i XIX w. w języku włoskim można było zaobserwować najwięcej zapożyczeń i kalek językowych z języka francuskiego. W XIX w. wyraźny jest wpływ języka angielskiego, a po drugiej wojnie światowej jesteśmy świadkami coraz wyraźniejszego rozpowszechniania się anglo-amerykanizmów8.

II. Historia włoskiego języka politycznego w zarysie

Włoska terminologia polityczna zaczyna kształtować się w XVI w., kiedy w wielu państwach na Półwyspie Apenińskim system administracji publicznej nabiera cech nowoczesnych i w traktatach politycznych pojawiają się nowe wyrażenia, jak na przykład termin democrazia (demokracja) bywa przeciwstawiany słowom monarchia (monarchia) i aristocrazia (arystokracja) czy wyrażenie ragion di stato (racja stanu), stworzone z klasycznej ratio republicae. Wiele terminów zmienia swoje znaczenie, jak na przykład Stato (państwo), które jeszcze w XIV w. oznaczało regime (ustrój) od końca XV w. zaczyna odnosić się raczej do danego terytorium (territorio della signoria)9. Współczesna terminologia polityczna rozwija się natomiast we Włoszech w następstwie procesu demokratyzacji rozpoczętego przez rewolucję francuską i ruchy demokratyczno-republikańskie w latach 1796-1799. Większość terminów politycznych, które powstają w tym okresie, są związane z rozwojem systemu parlamentarnego, oraz ugruntowaniem się ideologii i doktryn politycznych w XIX w.10 Na przełomie XVIII i XIX w. w następstwie inwazji francuskiej na Półwysep Apeniński włoska terminologia polityczna czerpie głównie z języka francuskiego, również w wyniku przejmowania instytucji i struktur polityczno-administracyjnych zza Alp, jak np. élite (elita), prefetto (prefekt), sciovinismo (szowinizm), sabotaggio (sabotaż), etc11. Wiele słów zostało też wprowadzonych do użycia w Kodeksie Napoleona: immobiliare (nieruchomość, dotyczący nieruchomości), licitazione (licytacja, przetarg), regime della comunione dei beni (małżeńska wspólność majątkowa). Analogicznie wyglada to w przypadku licznych instytucji prawnych, administracyjnych, biurokratycznych i wojskowych jak np. Corte di Cassazione (Sąd Kasacyjny), funzionario (funkcjonariusz), sotto-ufficiale (podoficer). Podobnie też nazwa włoskiej flagi (Tricolore), która pierwotnie odnosiła się do trójkolorowej flagi francuskiej (niebiesko-biało-czerwonej), później do flagi Republiki Cispadańskiej, a następnie Republiki Cisalpińskiej, dopiero w 1848 r. została użyta przez patriotów włoskich w czasie walk w Mediolanie i od 1861 r. stała się oficjalnie flagą Królewstwa Włoch. W XIX w. wpływ na rozwój włoskiego języka politycznego miało też dziennikarstwo. Jak zauważył jakobiński pisarz Matteo Galdi pisząc do mediolańskiego polityka i intelektualisty Melchiorre Gioia: "dzięki gazetom zaczęło się mówić o polityce i dyskutować o rzeczach niebezpiecznych dla tyranów"12. Oprócz wyrażenia "mówić o polityce" pojawiły się nowe terminy jak: opinione pubblica (opinia publiczna), club (klub), quotidiano (dziennik), propaganda (propaganda), pubblica istruzione (oświata) oraz diritto (prawo), liberta (wolność), democratico (demokratyczny), etc. W XIX wieku wraz z umocnieniem się systemu parlamentarnego do języka włoskiego weszły terminy polityczne i polityczno-ekonomiczne z języka angielskiego, jak trust, stock, budget, Onorevole (honorowy tytuł posłów), sessione (sesja), Legislatura (legislatura), costituzionale (konstytucyjny), conservatore (konserwatysta, -ywny), liberale (liberał, -lny), radicale (radykał, -ny), assenteismo (absenteizm). Bardzo częstym zjawiskiem było powstawanie nowych formacji z zapożyczonych słów. I tak na przykład słowo liberale (liberał) miało długą inkubację, przechodząc od znaczenia łacińskiego generoso, di animo aperto (szlachetny, wspamiałomyślny, zacny) do słowa o określonym znaczeniu politycznym13. Na przełomie XVIII i XIX w. ukazały się też pierwsze słowniki terminologii politycznej. W 1799 r. w Wydawnictwie Francesco Andreola w Wenecji opublikowano Nuovo vocabolario filosofico-democratico indispensabile per ognuno che brama intendere la nuova lingua rivoluzionaria, autorstwo którego jest przypisywane jezuicie Lorenzo Ignazio Thjulen14. Następnie ukazał się drukiem Dizionario politico nuovamente compilato ad uso della giovent? italiana (Pomba, Torino 1849). W 1851 r., wyszedł natomiast w Turynie nakładem Tipografia di Luigi Arnaldi Dizionario politico popolare, a niedługo później został opublikowany krótki Vocabolario socialista. W następstwie wydarzeń z 1848 r., oraz lat 1859-1860 nastąpiły zmiany w oficjalnym nazewnictwie różnych państw włoskich. Burzliwe wydarzenia, które dotknęły włoskie życie polityczne w tym okresie tłumaczą mnożenie się słów związanych z polityką. Sama nazwa risorgimento, która w XVIII w. oznaczała w Piemoncie i Lombardii ogólne dążenie do polepszenia losów Włoch, nabrała znaczenia politycznego w latach 1847-184815. Począwszy od 1848 r. można mówić we Włoszech o partiach we współczesnym znaczeniu tego słowa, podczas gdy nazwy tendecji i grup politycznych pojawiają się już wcześniej. Niektóre z tych określeń są czysto włoskie jak sanfedista, albertista, muratista, ale w znakomitej większości odnoszą się do analogicznych nazw francuskich lub angielskich: destra e sinista (prawica i lewica), liberale (liberalny), assolutista (absolutystyczny), legittimista (legitymista), conservatore (konserwatywny), moderato (umiarkowany), radicale (radykalny), costituzionale (konstytucyjny), progressista (postępowy), oscurantista (wsteczny), comunista (komunistyczny), socialista (socjalistyczny), etc.

Po dojściu do władzy faszyzmu wiele terminów politycznych, które weszły do codziennego użycia, jak: colpo di spugna (fig. "wymazać z pamięci obrazę"), carrierismo (karierowiczostwo), pressapochismo (fig. "odwalanie roboty"), zostały wprowadzone przez Benita Mussoliniego. W okresie dwudziestolecia pojawiają się też słowa i wyrażenia, które charakteryzują realia życia politycznego tej epoki, jak: fascismo (faszyzm), littorio (liktorski), squadrismo (skwadryzm), giovinezza (młodość), balilla, leggi fascistissime (ustawy faszystowskie), fasci (związki faszystowskie), Marcia su Roma (Marsz na Rzym), stirpe romana (rzymski rodowód), duce (wódz), Minculpop (Ministero per la Stampa e la Propaganda) (Ministerstwo Prasy i Propagandy), Stato totale (państwo totalne), a także słowo totalitarismo, po raz pierwszy użyte we Włoszech w środowisku opozycji antyfaszystowskiej16. Po upadku faszyzmu ugruntowały się nowe terminy jak na przykład purga w znaczeniu czystka, a także guerra fredda (zimna wojna) - na określenie napięcia pomiędzy dwoma blokami, il disgelo (odwilż), to znaczy okres odprężenia po okresie stalinowskim, a także partitocrazia (partitokracja), franco tiratore (wolny strzelec), które wchodzą do użycia w latach 50-tych. Do klimatu polityczno-społecznego lat 60-tych odnoszą się natomiast również takie słowa jak paesi non allineati (kraje niezaangażowane), policentrismo (policentryzm), moratoria (moratorium), contestazione (kontestacja), etc. Podobnie też można wyróżnić grupę wyrażeń, charakteryzujących życie polityczne w latach 70-tych: murales, sit-in, extraparlamentare (ekstraparlamentarny), destabilizzazione (destabilizacja), lotta armata (walka zbrojna), esproprio proletario (wywłaszczenie proletariackie), gambizzare (strzelać w kolana), strategia della tensione (strategia napięcia), opposti estremismi (przeciwstawne ekstremizmy), a także eurocomunismo (eurokomunizm) i Ostpolitik (słowo pochodzące z języka niemieckiego, które zaczyna być używane we Włoszech na określenie polityki zbliżenia z państwami Europy Środkowo-Wschodniej). W latach 80-tych w języku politycznym pojawiają się słowa jak: pentapartito (na określenie formuły rządów Chrześcijańskiej Demokracji w latach 1981-1993 polegajacej na stworzeniu pięciopartyjnej koalicji z większości centrolewicowej i Partii Liberalnej), il lib-lib (skrót od Liberal-Labour), lentocrazia (przesadnie rozbudowana machina biurokratyczna). Rozprzestrzeniają się terminy criminalizzare (przekwalifikowanie występku na zbrodnię), anni di piombo (Ołowiane lata na określenie terroryzmu lat 70-tych), stragi di Stato (dosł. rzeź, w odniesieniu do zamachów terrorystycznych o matrycy politycznej), a także pentitismo (zjawisko "skruszonych"), giustificazionismo (justyfikacjonizm, polityka usprawiedliwiania) i perdonismo (polityka przebaczania). Pod koniec lat 80-tych i w latach 90-tych wyrażnie pojawia się tendecja do wprowadzania terminów związanych ze Wspólnotą, a następnie Unią Europejską, jak na przykład eurodeputato (eurodeputowany), eurocapitale (eurostolica), eurocrate (eurokrata), europarlamentare (europarlamenatrzysta), a w pierwszym dziesięcioleciu nowego wieku również: euroscettico (eurosceptyk), eurofobo (eurofob), euroottimista (eurooptymista), euroentusiasta (euroentuzjasta), eurorealista (eurorealista). Występuje w szczególności szereg terminów związanych z integracją ekonomiczną jak np. eurovaluta (eurowaluta), euromoneta (euromoneta), wyrażenie libera circolazione delle merci (swobodny przepływ towarów) i euro: eurozona (eurozona), Eurolandia (Eurolandia) czy area euro (strefa euro)17.

Na początku lat 90-tych, wraz z przejściem od I do II Republiki, pojawiają się terminy związane z ówczesnym kryzysem politycznym, jak: Mani Pulite (Czyste Ręce), tangentopoli (Łapówkogród), leghismo na określenie zjawiska mnożenia się partii o charakterze regionalnym, głoszących hasła federalistyczne i autonomiczne), podczas gdy inne, nawet o długiej tradycji politycznej, np. compagno (towarzysz), tracą swoją konsystencję znaczeniową18. Jak zauważyli Andrea Bencini i Beatrice Manetti, ta niechęć do tradycyjnych partii, która zarysowała się już w latach 80-tych, charakteryzowała się częstym występowaniem takich terminów jak: partitocrazia (partytokracja), consociativismo (konsocjonalizm), spartitocrazia (na określenie zjawiska dzielenia stanowisk państwowych wśród partii), etc. Wraz z kryzysem I Republiki sam termin partito bywa coraz częściej identyfikowany ze starym i zdyskredytowanym sposobem uprawiania polityki19. W konsekwencji nowe ugrupowania polityczne przyjmują inne nazwy, wybierając raczej - alleanze (sojusze), confederazioni (konfederacje), leghe (ligi), poli (bieguny), patti (pakty) czy case (domy).

W latach 90-tych, oprócz kryzysu największych tradycyjnych partii następuje również personalizacja polityki, znajdująca swoje odzwierciedlenie w takich określeniach jak np. berlusconismo (berluskonizm) oraz epitetach takich jak: il Senatur, il Cavaliere, il Professore. Ponadto wzrasta rola telewizji w kierowaniu opinią publiczną - stąd nazwy: telepolitica (telepolityka), politica-spettacolo (spektakl polityczny), democrazia dei sondaggi (demokracja sondaży), populismo elettronico (populizm elektroniczny), etc.

Jak stwierdził Vittorio Coletti, wraz z nadejściem nowego wieku, obserwujemy we Włoszech ogólne obniżenie poziomu przemówień politycznych, które zbliżają się coraz bardziej do średnio-niskiego stylu codziennej komunikacji. Wyraźnym tego przykładem jest zwyczaj nazywania liderów po imieniu (Silvio, Beppe, Matteo, etc.), jako oznaka poufności i oddania, bliskości i zarazem poddaństwa20. Możemy także odnotować charakterystyczną zmianę, która dotyczy sfery państwowej, gdzie coraz częściej dominują konotacje negatywne, jak il peso, il costo dello Stato (ciężar, koszt państwa), nad pozytywnymi, jak np. servizio pubblico (służba publiczna). Jednym z sygnałów tego zjawiska jest mnożenie się sposobów wyszydzania "starej" polityki poprzez zwroty w rodzaju teatrino della politica (teatrzyk polityki), il "dire" contro il "fare" ("mówienia" zamiast "działania") i wychwalanie polityki bezpośredniej, realizowanej dzięki przewodnictwu bezdyskusyjnego lidera. Wyraźna jest tendencja do "odciążania" języka politycznego poprzez używanie terminów i wyobrażeń sportowych, takich jak: discesa in campo (wejście na boisko), fare squadra (tworzyć drużynę), Forza Italia (Naprzód Włochy), il governo non fara da punching ball (rząd nie będzie workiem bokserskim); słów z sektora informatyki; fare sistema (tworzyć system), fare rete (budować sieć) czy wyrażeń młodzieżowych, np. li asfaltiamo (zaorzemy ich), Silvio ? al game over (Silvio - game over), partito cool (partia cool). Język polityczny w dalszym ciągu tworzy nowe słowa, jak: ribaltone (nagły zwrot), inciucio (oszustwo, kombinacja polityczna, tajny układ), governo di larghe intese (duża koalicja), rottamatore (człowiek demolka), cerchio magico (magiczny krąg), job act; lub przystosowuje nowe użycia głównie metaforyczne, np. staccare la spina al governo (odłączyć rząd od prądu), mettere dei paletti (postawić granice). Wyraźny jest wpływ innych języków specjalistycznych, głównie ekonomicznego (PIL, spread, deficit) i dziennikarskiego (il governo galleggia, Letta-bis, crisi al buio), które tworzą nawet ironiczne latynizmy jak Mattarellum czy Porcellum, na określenie różnych systemów wyborczych.

III. Zasady opracowania Słownika

Praca nad Słownikiem trwała ponad dziesięć lat i do jego opracowania przyczyniły się głównie prowadzone przez mnie badania nad włoską myślą i systemem politycznym. Pracując z włoskimi tekstami politycznymi zdałam sobie sprawę, że terminologia polityczno-społeczna występuje w bardzo ograniczonym stopniu w tradycyjnych słownikach włosko-polskich. Stąd zamiar opracowania Słownika narodził się z moich doświadczeń i trudności napotkanych w czasie tłumaczenia tekstów w oryginale. Przy realizacji tego zamierzenia stanęłam wobec ogromnie trudnego zadania. Materiał leksykalny jest ogromny i nierzadko musiałam dokonywać arbitralnego wyboru czy dany termin można zaliczyć do języka politycznego. Działo się tak przede wszystkim w przypadku haseł należących do jezyka administracyjnego, prawnego czy filozoficznego, które w pewnych kontekstach mogą mieć znaczenie polityczne21. Podobnie też nie zawsze mogłam odnaleźć polskie odpowiedniki włoskich neologizmów politycznych.

W pracy nad Słownikiem korzystałam z szeregu słowników języka włoskiego i włosko-polskich, w szczególności z Il dizionario della lingua italiana pod redakcją Giacomo Devoto i Gian Carlo Oli, czterotomowego Wielkiego Słownika włosko-polskiego Hanny Cieśli, Elżbiety Jamrozik, Radosława Kłosa22, z podręczników systemów politycznych na tle porównawczym, a w szczególności z opracowań dotyczących włoskiego i polskiego systemu politycznego, konstytucyjnego, ze studiów z historii politycznej i społecznej obu krajów, a także z polskich oraz włoskich słowników, encyklopedii i leksykonów tematycznych. Równie cenną pozycją okazały się słowniki neologizmów włoskich, dzięki którym mogłam wzbogacić Słownik o nowe terminy, które weszły do języka polityki w ciągu ostatnich lat, a także artykuły z polskiej i włoskiej prasy23.

Chciałam wyrazić ogromną wdzięczność wszystkim osobom, które przyczyniły się do ukazania się tego Słownika. W pierwszym rzędzie chciałam podziękować Dziekanowi Wydziału Studiów Międzynarodowych i Politycznych UJ Prof. dr hab. Zdzisławowi Machowi oraz Dyrektorowi Instytutu Europeistyki UJ Prof. dr hab. Dariuszowi Niedźwiedzkiemu za sfinansowanie jego publikacji. Szczególne słowa podziękowania kieruję do mojej Rodziny za wsparcie okazane w czasie tych wszystkich lat pracy nad Słownikiem.

1 Jak zostało to podkreślone w Dizionario politico nuovamente compilato ad uso della giovent? italiana, "język polityczny posiada niewiele terminów własnych i zapożycza często słowa z innych nauk, nadając im własną markę". Cyt. za: E. Leso, Momenti di storia del linguaggio politico, w: L. Serianni i P. Trifone (red.), Storia della lingua italiana, t. 2, Einaudi, Torino 1994, s. 705.

2 Mówiąc o języku politycznym mamy na myśli "język polityków i codziennej polityki", to znaczy język debat i kampanii wyborczych. Jak zauważyli Lorella Cedroni i Tommaso Dell'Era, w większości przypadków język polityczny opisuje rzeczywistość polityczną tout court ponieważ "to, co wpływa na doświadczenia ogółu obywateli, to raczej język wydarzeń politycznych niż same wydarzenia". Cfr. M.V. Dell'Anna, Lingua e nuova retorica politica, w: R. Gualdo, M.V. Dell'Anna, La faconda Repubblica. La lingua della politica in Italia (1992-2004), Manni, Manduria 2004, s. 39; L. Cedroni, T. Dell'Era (red.), Il linguaggio politico, Carocci, Roma 2002, s. 10.

3 Można w nim odnaleźć na przykład słowa z leksyki wojskowej (strategia di consenso, intaccare la linea (di un partito), reclutare (iscritti), mobilitazione, retrocedere, essere silurato, capitolare), terminy medyczne (stato di salute della maggioranza, emorragia di voti, terapia d'urto), metafory żeglarskie (fare il punto, colpo di timone, mettersi al timone dello Stato, rotta di collisione, etc.), a nawet terminy ekonomiczne (poprzez proces polityzacji słów należących do świata finansów jak gestione, flessione elettorale, congiuntura, azzerramento, trust, etc.). Język polityki używa nawet bestiarium sektorialnego (falchi, colombe, gatto selvaggio, tigre di carta, talpa, etc.) oraz metafor geometrycznych, takich jak: asse, direttrici, triangolare, convergenze, spazio politico, arco costituzionale, punto gravitazionale, etc. Zob. G.L. Beccaria, Italiano Antico e Nuovo, Garzanti, Milano 1992, s. 221-222.

4 Zob. M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, Laterza, Roma-Bari 1973, s. 159.

5 Można zacytować tutaj takie wyrażenia jak maggioranza silenziosa, które jest tłumaczeniem silent majority, użytego w 1969 r. przez prezydenta Richarda Nixona, czy stanza dei bottoni - przez Pietro Nenni w 1962 r., politica del bastone e della carota, którą rozpowszechnił Winston Churchill w 1943, podobnie jak cortina di ferro - oficjalnie wprowadzone przez niego w mowie wygłoszonej w Fulton w 1946 r.

6 I. Baldelli, Il linguaggio neologico politico, w: M. Medici, D. Proietti, Il linguaggio del giornalismo, Mursia, Milano 1992, s. 9.

7 M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, op. cit., s. 161.

8 Wystarczy wspomnieć termin summit rozpowszechniony w latach 70-tych przez język dziennikarski, obok latynizmu vertice, a także escalation, gap, estabilishment, impeachment, holding itd. Cyt. za: I. Baldelli, Il linguaggio neologico italiano, op. cit., s. 18-20.

9 B. Migliorini, Storia della lingua italiana, Bompiani, Firenze 1998, s. 359.

10 A.L. Messeri, Anglicismi nel linguaggio politico italiano nel Settecento e nell'Ottocento, "Lingua Nostra" 18, 1957, s. 100-108.

11 Bartolomeo Benincasa z Modeny w "Monitore Cisalpino" z maja 1798 r. podaje spis słów "niedawno przybyłych do Włoch lub o nowym znaczeniu, lub znaczeniu dawnym, lecz zmienionym" jak: aggiornare, allarmista, aristocrazia, arrestare, attivare, avocazione, cittadino, civismo, clisciano, corporazione, correzionale, correzione, costituente, costituito, democrazia, eguaglianza, emigrato, emigrazione, ex, federalismo, federalista, federativo, federazione, filantropia, liberta, liberticida, massa, oligarchia, organizzare, patriota, patriottismo, popolo, provvisorio, rapportare, risolvere, rivoluzionare, rivoluzionario, sanculotto, scioano, teocrazia, teofilantropia, tirannia, vendeista. Cyt. za: B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1973, s. 571.

12 E. Leso, Momenti di storia del linguaggio politico, op. cit., s. 714.

13 M. Dardano, Il linguaggio dei giornali italiani, op. cit., s. 158.

14 Dzieło ukazało się najpierw w dwóch tomach, a następnie zostało przedrukowane we Florencji w 1848 r. Zob. B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, op. cit., s. 157-80.

15 W tym sensie termin został użyty przez Cesare Balbo 15 grudnia 1847 r. Giuseppe Ferrari używał natomiast risorgimento nawiązując do odrodzenia cywilizacji włoskiej, od początku Komun do okresu Signori, podczas gdy Bernardo Spaventa i Francesco Fiorentino używali go w dzisiejszym znaczeniu tego terminu. Vincenzo Gioberti w Rinnovamento civile d'Italia wolał natomiast odróżniać risorgimento (aż do 1849) od rinnovamento (po 1849). Zob. B. Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, op. cit., s. 572.

16 Pierwszy, który użył tego terminu był Giovanni Amendola w artykule w 1923 r., gdzie zdefiniował on system totalitarny jako ten, który zakładał posiadanie pełnej władzy w życiu politycznym. Zob. L. Cedroni, T. Dell'Era, Il linguaggio politico, op. cit., s. 133.

17 W latach 90-tych prefiks "euro-", który w poprzedniej dekadzie odwoływał się do "państw demokracji parlamentarnej Europy Zachodniej, to znaczy ich wspólnych instytucji, zarówno politycznych, jak i ekonomicznych w przeciwieństwie do państw komunistycznych Europy Wschodniej", odnosi się głównie do instytucji wspólnotowych. Zob. A. Bencini, B. Manetti, Le parole dell'Italia che cambia, Le Monnier, Firenze 2005, s. 34-35.

18 G.L. Beccaria, Italiano Antico e Nuovo, op. cit., s. 224.

19 A. Bencini, B. Manetti, Le parole dell'Italia che cambia, s. 154 i nast.

20 V. Coletti, Eccessi di parole (Firenze 2012), http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/litaliano-debole-potere-forte [dostęp: 06.10.2017].

21 Należy podkreślić, że w przypadku wielu znaczeń poszczególnych haseł, zdecydowałam się podawać w pierwszym rzędzie znaczenie polityczne, polityczno-historyczne lub społeczne, natomiast w dalszej kolejności - specjalistyczne (administracyjne, prawne, filozoficzne, itd.), które w określonym kontekście mogą mieć również znaczenie polityczne.

22 H. Cieśla, E. Jamrozik, R. Kłos, Grande dizionario italo-polacco, t. 1-4, Wiedza Powszechna, Warszawa 2010 i G. Devoto, G. Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze 1993; Id., Il nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, t. 1-2, Le Monnier, Firenze 1983.

23 O. Lurati, 3000 parole nuove. La neologia negli anni 1980-1990, Zanichelli, Bologna 1990; C. Quarantotto, Dizionario del nuovo italiano. 8000 neologismi della nostra lingua e del nostro parlare quotidiano dal dopoguerra ad oggi, Newton Compton Editori, Roma 1987 oraz G. Devoto, G. Oli, Vocabolario della lingua italiana, con CD-Rom e online, Le Monnier, Firenze 2017.